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Equazioni irrazionali

Un’equazione irrazionale è un’equazione in cui l’incognita è nascosta sotto una radice. Il nome non significa che l’equazione sia irragionevole, ma solo che compaiono radici, che spesso danno numeri irrazionali. Per esempio questa:

x+3=5

Ci liberiamo della radice elevando al quadrato tutta l’equazione. L’elevamento al quadrato e la radice si annullano a vicenda, perché (a)2=a:

x+3=5/2x+3=25/−3x=22

Per sicurezza facciamo ancora la verifica: sostituiamo il risultato separatamente nel primo membro (I) e nel secondo membro (II) dell’equazione di partenza e li confrontiamo.

I=22+3=25=5II=5

Otteniamo I = II, torna. Questa sostituzione sembra un eccesso di scrupolo, ma nelle equazioni irrazionali fa parte del calcolo quanto l’elevamento al quadrato; senza di essa il risultato non ce l’hai. L’intero procedimento sta in quattro passi: isolare la radice, elevare al quadrato l’equazione, risolvere l’equazione ottenuta e infine fare la verifica.

Perché la verifica è obbligatoria

L’elevamento al quadrato non rispetta i principi di equivalenza. Dall’uguaglianza di due numeri segue l’uguaglianza dei loro quadrati, ma nel verso opposto non funziona: 3 ≠ − 3, eppure 32 = (−3)2 = 9. Elevando al quadrato può quindi nascere un’equazione con più soluzioni di quella di partenza. Vediamo l’equazione

x+2=x.

Eleviamo al quadrato entrambi i membri e portiamo tutto da una parte:

x+2=x/2x+2=x2/−x−20=x2−x−2

Abbiamo ottenuto un’equazione di secondo grado. Si scompone in (x − 2)(x + 1) = 0, le soluzioni sono quindi x = 2 e x = −1. Tocca alla verifica, prima con il due:

I=2+2=4=2II=2

I due membri sono uguali, I = II, quindi il due è una soluzione. E il meno uno?

I=−1+2=1=1II=−1

A sinistra otteniamo uno, a destra meno uno, quindi I ≠ II. Meno uno non è una soluzione, anche se il calcolo ce l’ha servito onestamente. L’equazione ha un’unica soluzione, x = 2.

Da dove viene quella soluzione estranea? Lo mostra meglio la figura. Il primo membro dell’equazione è la funzione y=x+2 (in rosso), il secondo membro la retta y = x (in blu). La soluzione dell’equazione è il punto in cui le due linee si incontrano, e questo è solo il punto (2; 2), cioè x = 2.

I grafici della radice e della retta si intersecano in un solo punto; la radice con il segno meno incontra la retta nella soluzione estranea

In grigio tratteggiato c’è la funzione y=−x+2. Quando eleviamo al quadrato sia y=x+2 sia y=−x+2, il meno sparisce e da entrambe ricaviamo lo stesso y2 = x + 2. L’elevamento al quadrato fonde quindi le equazioni x+2=x e −x+2=x in una sola, e l’equazione di secondo grado trova le intersezioni di entrambe. La curva grigia incontra la retta nel punto (−1; −1), e proprio da lì viene il nostro meno uno. Un intruso del genere lo smaschera con certezza soltanto la verifica.

La figura rivela ancora qualcosa: entrambe le radici, quella rossa e quella grigia, cominciano solo in x = −2. Sotto radice non può esserci un numero negativo, quindi l’equazione ha senso solo per x ≥ − 2. Il falso meno uno rientra in questo intervallo, perciò la condizione non lo intercetta. Lo porta alla luce solo la verifica.

Prima isolare la radice

Passiamo a un’altra equazione

2x−3+3=x.

Viene una gran voglia di elevare subito al quadrato il primo membro insieme al tre. Ma il quadrato di una somma non si calcola termine per termine, (a + b)2 = a2 + 2ab + b2, quindi verrebbe

(2x−3+3)2=2x−3+62x−3+9

e la radice rimarrebbe in agguato nell’equazione, solo in una forma più brutta. Perciò prima isoliamo la radice da una parte e solo dopo eleviamo al quadrato:

2x−3+3=x/−32x−3=x−3/22x−3=x2−6x+9/−2x+30=x2−8x+12

Il secondo membro l’abbiamo elevato al quadrato con la stessa formula, (x − 3)2 = x2 − 6x + 9. L’equazione di secondo grado si scompone in (x − 6)(x − 2) = 0 con soluzioni x = 6 e x = 2. La verifica comincia con il sei:

I=2⋅6−3+3=9+3=6II=6

Vale I = II, il sei va bene. Ora il due:

I=2⋅2−3+3=1+3=4II=2

Il quattro non è il due, I ≠ II. Ecco il tranello! La soluzione è solo x = 6.

Perché il due non ha superato la verifica? Dopo aver isolato la radice avevamo 2x−3=x−3. La radice non è mai negativa, quindi l’equazione può valere solo per gli x per i quali x − 3 è almeno zero. Per x = 2 il secondo membro è −1, e nessuna radice dà questo valore. Questa condizione puoi controllarla in anticipo, ma la sostituzione finale è più comoda e coglie tutto in una volta.

A volte la verifica non lascia passare nulla. L’equazione x+5=1 dopo l’isolamento diventa x=−4. Elevando al quadrato si ottiene x = 16, ma la verifica dà I=16+5=9 e II = 1, quindi I ≠ II. L’equazione non ha alcuna soluzione, cosa che poteva essere chiara fin dall’inizio, perché una radice non è mai uguale a meno quattro.

Due radici

Appena in un’equazione si incontrano due radici, di solito un solo elevamento al quadrato non basta. Il procedimento però non cambia: isolare, elevare al quadrato e, se resta una radice, ripetere tutto il giro. Proviamo con questa equazione

x+5−x=1.

Non si possono isolare entrambe le radici insieme, quindi almeno portiamo x a destra, in modo che ogni radice sia da una parte diversa. Se elevassimo al quadrato la differenza a sinistra, otterremmo il prodotto x+5⋅x, che ci complicherebbe parecchio la soluzione. Eleviamo quindi così:

x+5=1+x/2x+5=1+2x+x

A destra abbiamo di nuovo elevato al quadrato un binomio, quindi è comparso il doppio prodotto 2x. Per fortuna le x si elidono e resta una sola radice:

x+5=1+2x+x/−x−14=2x/:22=x/24=x

Abbiamo elevato al quadrato due volte, quindi la verifica qui serve doppiamente:

I=4+5−4=3−2=1II=1

I = II, torna, l’equazione ha la soluzione x = 4.