Piano inclinato
Lorenzo mette la slitta in cima a una collina innevata e la lascia andare. La slitta parte e strada facendo prende velocità. A tirarla verso il basso è solo la Terra e la forza peso è diretta verticalmente verso il basso, non obliquamente lungo il pendio. Perché la slitta non cade perpendicolarmente al suolo, ma scivola lungo la collina? E perché da un pendio dolce scende più lentamente che da uno ripido? Entrambe le cose le spiega un solo trucco: scomponiamo la forza peso in due componenti.
Un pendio, uno scivolo, una rampa e un’asse inclinata in fisica si chiamano piano inclinato. Quanto è inclinato lo indica l’angolo α che forma con il suolo orizzontale.
Scomposizione della forza peso
Sostituiamo la forza peso
La componente blu tratteggiata
Quanto sono grandi le componenti? La forza peso, la componente
Moltiplichiamo entrambe le uguaglianze per la forza peso:
Resta la giustificazione promessa. La forza peso è perpendicolare al suolo orizzontale, la componente
Chi non ama le rotazioni può ricorrere al calcolo. Prolunghiamo la forza peso verticalmente verso il basso fino al suolo. La verticale, il suolo e il pendio formano un triangolo rettangolo con l’angolo α in basso, sul suolo, quindi l’angolo sul pendio è 90° − α. La perpendicolare al pendio forma con il pendio un angolo retto e dalla verticale si discosta perciò di 90° − (90° − α) = α.
Che sia giusto lo verifichiamo nei casi estremi. Sul suolo orizzontale è α = 0°, senα = 0 e cos α = 1. La componente lungo il pendio sparisce e tutta la forza peso preme sull’appoggio, esattamente come deve. Più ripido è il pendio, maggiore è il seno e più forte la slitta è tirata verso il basso. Questa è la risposta alla seconda domanda.
Proviamo con la slitta di Lorenzo di massa 10 kg su un pendio con inclinazione di 30°. La forza peso è
Sostituiamo sen30° = 0,5 e cos 30° ≈ 0,866:
Attenzione, 49,05 N + 85 N non fa 98,1 N. Le componenti infatti si sommano come frecce, non come numeri.
In un compito in classe capita spesso che qualcuno scambi seno e coseno. Non devi ricordarti quale va dove, basta pensare al suolo orizzontale. Lì la componente lungo il pendio deve sparire, e zero a 0° lo dà il seno, non il coseno. La componente lungo il pendio è quindi quella con il seno.
Forza normale sul pendio
La neve agisce sulla slitta con la forza normale
Sul pendio la forza normale è minore della forza peso. Per la slitta di Lorenzo è 85 N, non 98,1 N. È qui che nei compiti si sbaglia più spesso: chi dal pavimento orizzontale si porta dietro FN = m · g, sul pendio sbaglia anche l’attrito.
Più ripido è il pendio, più piccolo è il coseno, più debolmente la slitta preme sulla neve e minore è anche l’attrito. Su una parete verticale è cos 90° = 0 e la forza normale sparisce del tutto.
Slitta senza attrito
Cominciamo da un pendio perfettamente liscio, per esempio una slitta con pattini d’acciaio sul ghiaccio. Trascuriamo la resistenza dell’aria. La forza normale annulla la componente
Dividiamo per la massa:
La massa si è semplificata. Una slitta vuota e una con Lorenzo sopra accelererebbero lungo il pendio liscio allo stesso modo, come un corpo leggero e uno pesante cadono con la stessa accelerazione. Una slitta di massa maggiore è tirata verso il basso da una forza maggiore, ma nella stessa misura fa più fatica a mettersi in moto.
Per un pendio con inclinazione di 30°:
Esattamente la metà dell’accelerazione di gravità. Tornano anche i casi estremi: sul suolo orizzontale è senα = 0 e la slitta non parte da sola, su una parete verticale è sen90° = 1 e a = g, cioè caduta libera.
Slitta con attrito
Sulla neve vera, però, la slitta è frenata dall’attrito. La forza di attrito
Per i pattini su neve battuta prendiamo μ = 0,1. I pattini d’acciaio o di plastica scivolano sulla neve molto meglio, per esempio, della gomma. La slitta di Lorenzo è frenata dalla forza
La risultante lungo il pendio è la componente F1 diminuita dell’attrito, circa 49,05 N − 8,5 N ≈ 40,6 N, e l’accelerazione è
In generale: il secondo principio lungo il pendio dice
e dividendo l’equazione per la massa otteniamo la formula dell’accelerazione su un pendio con attrito:
Anche qui la massa si è semplificata. Sostituendo 9,81 m/s2 · (0,5 − 0,1 · 0,866) risulta di nuovo 4,06 m/s2.
Su un pendio più dolce con inclinazione di 10° è sen10° ≈ 0,174 e cos 10° ≈ 0,985, quindi
L’inclinazione è tre volte minore, ma l’accelerazione più di cinque volte. L’attrito qui si porta via la maggior parte della componente lungo il pendio. E su un pendio con inclinazione di 5° la parentesi verrebbe negativa: la slitta già in moto rallenterebbe fino a fermarsi. Perché poi resti ferma lo spiega il prossimo paragrafo.
Quando il corpo resta fermo
Lorenzo e il fratellino riportano la slitta in cima e su un tratto più dolce del percorso si riposano un momento. La slitta lì sta ferma e non scende. La trattiene l’attrito statico, che è sempre grande esattamente quanto serve per equilibrare la forza che tira la slitta verso il basso, qui la componente F1. Al massimo può valere μs · FN, dove μs è il coefficiente di attrito statico. La slitta quindi resta ferma finché
Il rapporto tra seno e coseno si chiama tangente,
Se un corpo scivolerà sul pendio non lo decide la massa, ma solo l’inclinazione e la superficie. Sulla calcolatrice l’angolo con una tangente nota si ottiene con il tasto tan−1.
Su un pendio con inclinazione di 5° è tan 5° ≈ 0,087, meno di 0,1, e l’attrito statico è ancora maggiore di quello dinamico. La slitta ferma lì quindi non riparte da sola. La formula con l’accelerazione negativa descrive solo la discesa.
Da qui nasce un semplice esperimento. Appoggia un cubetto di legno di un gioco di costruzioni su un’asse e solleva lentamente un’estremità. Per legno su legno è μs ≈ 0,5, quindi il cubetto si mette in moto quando tan α raggiunge 0,5, cioè all’incirca a 27°.
Lo stesso vale per un’auto parcheggiata con le ruote frenate. Sull’asfalto asciutto la trattiene anche una strada molto ripida. Il coefficiente di attrito statico su una strada ghiacciata, però, è solo intorno a 0,1 e tan α = 0,1 corrisponde a un’inclinazione di meno di 6°. Una salita così la trovi in quasi ogni città e l’auto sul ghiaccio scivola giù, che sia leggera o pesante.
L’attrito dinamico è minore di quello statico. Con un’inclinazione intorno a 20° il cubetto quindi sta fermo da solo, ma con un colpetto parte e continua ad accelerare, perché tan 20° ≈ 0,36 è più dell’attrito dinamico μ = 0,3.
Esercizio da compito in classe passo per passo
Una cassa di mele di massa 20 kg è appoggiata su un’asse di legno che collega in obliquo il pianale di un furgone con il suolo. L’asse è lunga 2 m e forma con il suolo un angolo di 35°. Il coefficiente di attrito dinamico di legno su legno è 0,3, quello statico 0,5. La cassa parte da sola? Che accelerazione avrà e con che velocità arriva a terra?
Scriviamo i dati. m = 20 kg, α = 35°, s = 2 m, μ = 0,3, μs = 0,5, g = 9,81 m/s2. Cerchiamo a e v. Le unità sono già quelle fondamentali, non dobbiamo convertire nulla.
Disegniamo le forze. Sono le stesse della slitta.
Parte? tan 35° ≈ 0,70 è più di μs = 0,5. L’attrito statico la cassa non la trattiene.
Scomponiamo la forza peso. Per farci un’idea con i numeri: FP = m · g = 196,2 N, sen35° ≈ 0,5736 e cos 35° ≈ 0,8192. Lungo l’asse la cassa è tirata da F1 ≈ 112,5 N, sull’asse è premuta da F2 ≈ 160,7 N. Ma andiamo avanti con le lettere e i numeri li sostituiamo solo alla fine.
Sommiamo le forze lungo l’asse. Perpendicolarmente all’asse le forze si equilibrano, quindi FN = m · g · cos α e la forza di attrito è Fa = μ · m · g · cos α. Lungo l’asse tira verso il basso F1 e verso l’alto l’attrito:
Ricaviamo l’accelerazione. Dopo aver diviso per la massa:
Velocità alla fine. La cassa parte da ferma e accelera uniformemente, quindi v2 = 2 · a · s e
Sostituiamo. L’accelerazione la lasciamo nella calcolatrice non arrotondata:
Verifica: l’accelerazione è minore di g · sen35° ≈ 5,6 m/s2 senza attrito, come deve essere.
La cassa parte da sola, ha un’accelerazione di circa 3,22 m/s2 e arriva a terra con una velocità di circa 3,6 m/s, quasi 13 km/h. Per il bene delle mele, sarebbe meglio che in fondo qualcuno la afferrasse.
Su un piano inclinato basta dunque scomporre la forza peso e poi si calcola come sul suolo orizzontale: perpendicolarmente all’appoggio l’equilibrio, lungo di esso il secondo principio. Tutti i corpi, però, finora si muovevano su una retta.
Che cosa serve perché una slitta o un’auto curvino lo mostra il prossimo articolo, Forza centripeta.